martedì 25 marzo 2014

Padri, figlie e identità cercate.


Sebbene si abbia la tendenza a credere che l'unico 'complesso psicanalitico' sia quello che si instaura tra madre e figlio (complesso di Edipo) in realtà Freud si occupò anche di un altro aspetto della relazione genitoriale, meno 'famoso' indubbiamente, ma altrettanto interessante: il complesso di Elettra, ovvero quel delicato rapporto che la bambina, costruisce o tenta di costruire verso il padre.
Qualunque sia il risultato di questa interazione, il tentativo, riuscito o fallito, contribuirà a condizionare le scelte future in campo relazionale.
Ogni bambina, sempre secondo Freud, attraversa una fase in cui la figura paterna riveste un ruolo importante che non sempre il genitore è in grado di riconoscere, accettare e accogliere.
Perché questa diade (padre e figlia) sia funzionalmente efficace è importante che l'adulto sappia comunicare con un linguaggio adatto alla bambina, e trasmettere quell'attenzione che gli viene chiesta, investendo nel rapporto, tenerezza, rispetto e comprensione al fine di diventare una figura di riferimento costante, sicura, capace di contribuire alla costruzione o al rafforzamento della sua autostima.  
E' infatti difficile che qualcuno riesca a credere in sè stessi, se le figure genitoriali non hanno inviato per prime messaggi di accettazione sia delle doti che dei difetti, offrendo gli strumenti indispensabili per staccarsi dalla famiglia e intraprendere il proprio cammino fuori dalla rete genitoriale.
Ma cosa succede quando questo non accade?
Ci sono padri che, gratificati per essere al centro dell'attenzione, o semplicemente appagati dal ruolo di potere che l'essere al primo posto per qualcuno, può far provare, che interpretano e trasformano la richiesta di attenzione filiale in potere.
Questo, come qualunque tipo di potere simile, innesca situazioni che possono diventare disadattive. Vediamone alcune:  

  • essere concentrati su di sè (che bravo padre che sono) può impedire di riconoscere con oggettività il bisogno della figlia e  impedire che faccia esperienze al di fuori del contesto famigliare
  • convincersi di essere i soli in grado di risolvere le problematiche minimizzando i disagi o definendoli inesistenti può sminuire l'altro
  • giustificare la presenza di conflitti con il fatto di essere donna, non riconoscendo quindi il valore di identità, potrebbe svalutare non solo la figlia ma anche il genitore dello stesso sesso (madre). Secondo Freud questo causerebbe un rifiuto della propria femminilità, la ricerca costante di approvazione paterna attraverso altre figure, con la seguente svalutazione di sè e l'insorgere di sentimenti negativi.
  • essere assenti (nel senso di non cogliere le richieste della bambina) può rendere difficile alla donna il riconoscimento di regole, limiti, confini.
  • essere troppo autoritari pontificando sui doveri di ubbidire e comportarsi sempre nel modo giusto contestando e soffocando tutte espressioni spontanee tipiche dei bambini, potrebbe indurre un irrigidimento, ingabbiando e appesantendo quelle parti femminili che non avendo trovato apprezzamento nel padre, si trasformano in direttività, durezza, ricerca della perfezione, intransigenza.
Ma anche essere troppo comprensivi, dolci, accoglienti potrebbe risultare inadatto e creare false aspettative nella bambina che crescerebbe (in assenza di confronto e conflitto autentici e rispettosi con la figura genitoriale) convinta che il mondo sia tutto una favola. Sperimentando la realtà, per lei potrebbe essere difficile staccarsi dall'idealizzazione della figura paterna e inseguire la ricerca di un modello maschile inesistente capace di rispecchiare e farle rivivere quelle sensazioni di onnipotenza che un padre troppo permissivo, le ha consentito di provare.
Qualunque sia stato il rapporto con nostro padre avrà influito su quelli venuti dopo.
Ci sono ex bambine che si portano appresso cicatrici di ferite mai completamente superate. Che sono incapaci di riconoscere la propria autonomia, il proprio valore, le proprie risolse e potenzialità. Che costrette a rinnegare le emozioni, le hanno incanalate in modo poco funzionale per loro.  Che sperimentano più la rabbia della soddisfazione, che ricercano continuamente l'attenzione di un uomo, anche in modo seduttivo, oppure che si circondano di persone capaci di esprimere, al posto loro, quella rabbia che non sono in grado di raccontare.  
Negarsi il dolore per un rapporto mai esistito o fatto di incomprensioni ci porta a vivere una rabbia annientatrice che alla lunga cancella e ci impedisce di capire di cosa e di chi abbiamo bisogno. Per questo è importante stabilire il giusto confine tra la rabbia di oggi e quella di ieri.  

 


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