lunedì 24 novembre 2014

Quando rabbia e cibo si tengono per mano.


Gli articoli sui giornali, i programmi televisivi e le interviste agli specialisti dell'alimentazioni sono un appuntamento giornaliero (o settimanale e mensile a seconda dei giornalai preferiti) obbligato.
Sembrerebbe che nel nostro tempo senza indicazioni, ricette e mezzi magici, una regressione di massa al mondo della fiaba, siano rimasti in pochi quelli con le idee chiare su cosi significhi nutrirsi e quale sia il giusto equilibrio tra mangiare e  non mangiare.
Se un da un lato le statistiche ci inchiodano a una realtà poco contestabile, ossia che il sovrappeso e le patologie ad esso correlate sono un problema per molti paesi industrializzati, dall'altro il continuo focus su piatti da servire in tavola si è quasi trasformato in un'ossessione.
Basta accendere la televisione o scorrere le pubblicità dei giornali.
Immaginate di poter combattere l'alcolismo proponendo continuamente marche di vino e liquori oppure organizzando incontri per insegnare come andrebbe fatto correttamente. Oppure contrastare la dipendenza dal gioco suggerendo modi per vincere o limitare le perdite (trovo sempre molto interessanti i piatti dietetici...).
Divertimento a parte (qualche volta mi ha fatto comodo avere un'idea su cosa cucinare per cena), l'altro notevole controsenso in questa campagna di 'informazione parziale' sui disturbi dell'alimentazione è che spesso si sottovaluta cosa stia dietro a una persona in sovrappeso.
Esattamente come se si cercasse di combattere la tossicodipendenza togliendo la disponibilità delle droghe senza comprendere come e perchè si sia creato il rapporto di sottomissione.
Così, con un po' di fortuna, magari fra dieci, vent'anni avremo meno obesi ma più persone dipendenti da altre addiction.
 Si mangia esageratamente o si beve, si gioca, si abusa di farmaci, si trascorre la maggior parte della propria vita davanti a un computer o per strada vittime di uno shopping compulsivo perchè qualcosa dentro di noi non va come vorremmo che andasse.
Allaman Allamani in L'evoluzione delle dipendenze (Dipendenze senza sostanze  ed- Psicoline) scrive: 'Se una società privilegia il controllo, l'autonomia e l'indipendenza non può non connotare per opposizione le persone che non rientrano in questa cornice, le quali allora finiscono per sentirsi inadeguate e in qualche modo affette da un problema.'
Rosa Mininno nello stesso libro ma sul capitolo delle Nuove dipendenze, sostiene che: 'Il concetto di dipendenza è un concetto complesso che implica non solo aspetti neurobiologici, ma anche comportamentali, psichici, sociali e culturali. (...) le nuove dipendenze non si riferiscono all'uso e abuso (cibo compreso N.d.A.) ma a comportamenti e relazioni disfunzionali e problematici in relazione a oggetti, attività, stili di vita, gestione del tempo, consumi, auto percezione, stili di attaccamento, vulnerabilità, difficoltà relazionali, rapporto con la realtà e con il mondo esterno.'
Ecco allora che bastano un conflitto con il capo, con la moglie, con il vicino di banco per sentire il bisogno di 'mangiare'.
Additare come prima causa di obesità la scarsa autostima è giusto, ma riacquistarla non
sempre è risolutivo.
Uscire dalla dipendenza significa anche comprendere cosa l'ha creata.
 
 

 

 

 

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