domenica 11 gennaio 2015

Un 2015 senza apprensioni


E' qualcosa che ci hanno insegnato a fare fin da piccoli: dedicare qualche minuto il 31 dicembre a progettare cambiamenti, comportamenti e azioni, che avrebbero drasticamente  modificato ciò che non ci piaceva.
Da una parte, qualcuno mentalmente e qualcuno anche per iscritto, riassumeva tutto quello che nell'anno che stava per finire avremmo voluto cancellare, trasformare, aggiustare, dall'altra i buoni propositi, le promesse, le aspettative.
Un gioco che da bambini poteva essere riassunto nelle promesse di diventare più buoni, studiare di più, fare meno capricci, non dire troppi no, e da adulti, nell'azzeramento dei bilanci negativi, dalla conquista di nuovi amori, dal trovare un  lavoro perché lo abbiamo perso o perché abbiamo ultimato gli studi e ce ne serve uno.
Se quando eravamo 'giovani' tutto questo era appunto un gioco, puntare e ipotizzare cambiamenti nel futuro di adulti, può generare ansia e impedire il conseguimento di obbiettivi anche semplici e perseguibili.
Le ragioni? Noi e il nostro modo di pensare, di porsi davanti a una strada da percorrere a volte completamente sconosciuta.
Considerare tutto quello che non ci ha soddisfatti e non ci è piaciuto come qualcosa di necessariamente negativo e da cancellare non è una soluzione perseguibile né utile.
Nessun cambiamento in ciò che siamo passa attraverso la rimozione di ciò che siamo stati.
Carl Rogers diceva che 'solo quando mi accetto come sono posso cambiare'.
Per questa ragione davanti ad ogni progetto di 'cambiamento' è necessario tenere in gran considerazione ciò che in passato abbiamo fatto, come lo abbia fatto, perché, quali emozioni ci hanno spinto verso decisioni che alla fine non ci sono piaciute, ci hanno deluse, amareggiate, ferite.
Di fronte a un nuovo anno non possiamo pensare che tutto quello che non va bene per noi, potrà essere sostituito da cose migliori, tuttavia possiamo tenere ben chiari i risultati di quel bilancio fatto il 31 dicembre e metterci nella posizione di credere alla possibilità di cambiare, non tanto perché avremo davanti giorni felici, progetti realizzati, aspettative soddisfatte, ma perché saremo in grado, dalle delusioni, di cogliere quello che ci potrà essere utile per evitarne altre.
Cambiare è un percorso che richiede prima di tutto, la capacità di accettarci per come siamo.
Il secondo passo, sta nel metterci in piedi, diritte, con lo zaino delle esperienze fatte sulle spalle, a volte pesante, ma capace di contenere tutto quello che siamo e darci gli strumenti per guardare dritto di fronte a noi.
Immaginiamo allora che almeno per i primi 500 metri di questo 2015 ci siano sul nostro cammino pesantezze da lasciare e leggerezze da raccogliere: delusioni e opportunità, rimpianti e progetti, amarezze e appagamenti, ansia e serenità.



 

 

 

 

 

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