lunedì 4 maggio 2015

Dipendenza affettiva

Se ne sente parlare spesso e, contrariamente a quanto si possa immaginare, da molto tempo.
Già nel 1945 in "Trattato di psicanalisi delle nevrosi e psicosi" Fenichel parlava di amoridipendenti riferendosi a persone che hanno, appunto, una relazione di dipendenza con l'amore.
Il dipendente affettivo (sia esso uomo o donna) tende a perdere all'interno della relazione affettiva il proprio senso di identità e nel tentativo di controllare la situazione resta invischiato in un rapporto senza limiti. Ciò lo porta a temere di essere abbandonato e, nel tentativo di evitarlo, usa la gelosia, asseconda il partner, evita il conflitto, si annulla a volte anche completamente.
Il bambino, attraverso le relazioni di attaccamento dell'infanzia e la loro interiorizzazione, getta le basi per rapporti futuri. Se queste non state sufficientemente funzionali, per il lui (o lei) amare e sentirsi amati potrebbe essere complicato.
Monica Morganti, psicoterapeuta junghiana, in "La rabbia delle donne. Come trasformare un fuoco distruttivo in energia vitale" edizione Franco Angeli 2006, scrive che " Quando finisce un amore o veniamo tradite non soffriamo solo per la perdita dell’oggetto d’amore, ma soprattutto per il fatto che allontanandosi da noi l’altro ci comunica il nostro non valore (...) quando l’altro se va rimaniamo senza il nostro valore che avevamo depositato in lui.”
Questo ci aiuta a capire come mai l'interesse dell'altro per le persone che soffrono di dipendenza affettiva è fondamentale. Senza quello sguardo, quell'approvazione, quella 'illusione' a volte di essere amati, non c'è modo di sentirsi definiti.
Chi ha bisogno di questi ingredienti per dare consistenza alla propria ricetta d'amore, tende a ricercare partner in grado si soddisfare le loro richieste.
Cosa può fare il counseling in questi casi?
  • Attraverso incontri individuali o di gruppo può aiutare il cliente a consapevolizzare la propria 'dipendenza' da qualcuno.
  • Lavorando sull'autostima può individuare con lui strategie utili a definire confini precisi tra sé e l'altro, abituandosi a dare maggiore valore ai propri bisogni.
  • Ridurre la sensazione di inadeguatezza relazionale che spinge a ridurre la ricerca di relazioni soddisfacenti sul relazionale e gestire ansie, timori e insicure legate all'abbandono e alla impossibilità di controllare l'altro.  
  • Può inoltre essere di supporto al cliente nell'individuare le situazioni in cui il disagio sia troppo radicato e quindi non di competenza del counseling, ma di figure professionali quali psichiatra, psicoterapeuta e psicologo.   

 


 immagine presa dal web

 

 

Nessun commento:

Posta un commento