venerdì 27 novembre 2015

Insoddisfatti di sè?


 
 
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L'insoddisfazione per ciò che si è, o si è convinti di essere, è uno stato d'animo irritante e destabilizzante.
Quando il nostro modo di percepirsi o di relazionarsi con gli altri non soddisfa le aspettative, sentirsi insoddisfatti è una delle reazioni più frequenti e a seconda del nostro modo di pensare e pensarci, stabiliremo che le cose non sono andate come avrebbero dovuto perché siamo degli incompetenti oppure perché sono gli altri quelli incapaci di comprendere i nostri bisogni o riconoscere le nostre qualità.
Di fronte a un costante, continuo e persistente senso di inadeguatezza, stress e disagi sono in agguato e allora le domande da porsi sono: l'idea che ho di me e di ciò che sono, corrisponde alla realtà?
Costruire, magari mettendolo su carta, il proprio identikit potrebbe essere un'esperienza interessante.
Prendete un foglio del colore che desiderate e chiedetevi:
Come sono? Alta, bassa, grassa, magra, brutta, bella... ?
Dall'uso degli aggettivi scelti potrete già farvi un'idea, sul piano della percezione fisica, di come vi vedete e quindi come immaginate che anche gli altri vi vedano.
Esplorato e descritto l'aspetto fisico proviamo a passare a quello più emotivo.
Quali sono le mie doti e quali i miei difetti?
Contiamoli.
Abbiamo più doti o più difetti?
Le doti riguardano solamente la percezione interna, oppure hanno a che fare con la relazione?
Se per esempio le doti sono: riuscire ad ascoltarsi e a riconoscere il propri bisogni, si tratterrà di abilità 'personali' se invece scriverete: 'lascio sempre che siano gli altri a decidere senza oppormi (ammesso che consideriate questa una dote...) essa sarà 'relazionale'
Come mi giudico?
Prestate attenzione alle risposte in cui ve la caverete con un: 'dipende... a volte sì, a volte no... '
Perché non sono risposte utili in quanto non consentono di comprendere cosa succede in un caso e cosa succede in un altro, mentre ciò che serve è capire quando ci si giudica positivamente e quando non.
E ancora: quanta lontananza c'è tra ciò che vorrei essere e ciò che sono?
E ciò che vorrei essere è qualcosa di ottenibile concretante oppure solo parte di una fantasia che difficilmente potrà essere soddisfatta?
Da cosa o da chi dipende la realizzazione del mio ideale di esistenza?
Ovviamente se dipende da altri questo indebolisce la possibilità sia di una realizzazione, sia di una realizzazione come l'abbiamo immaginata noi.
Sono tantissime le voci che potreste aggiungere al vostro identikit cercando di darvi definizioni precise:
Cosa pensano gli altri di me?
Come mai lo fanno?
In che modo io ho dato loro modo di credere che...?
Quando? In quale occasione?
Di fronte a un progetto riesco a superare o almeno a gestire un insuccesso?
In che modo lo faccio?
Dopo averlo fatto rileggete i verbi, le parole, gli aggettivi usati.
Sono parole 'positive'?
Generalizzanti?
Ricorrono spesso delle ripetizioni?
Il ritratto che ne è emerso di voi, è reale?
Corrisponde a ciò che sentite di voi?
In base a quello che avete scritto siete in grado in di fidarvi di voi e delle vostre scelte?
Amarvi nonostante le vostre fragilità?
Riconoscere i propri errori decidere se porvi rimedio è indice di maturità, farli diventare fonte di vittimismo senza limiti indica invece che non ci amiamo abbastanza.
Essere imperfetti non significa essere sbagliati.
E se non ci amiamo, se non crediamo nelle nostre capacità, la colpa va ricercata prima di tutto dentro di noi.
 
immagine da: it.123rf.com
 
 
 
 
 
 

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