mercoledì 2 marzo 2016

Cellulari in classe, insegnanti esasperati e giudizi irriverenti

Mariangela Ciceri - Counselor Professionale Avanzato
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Circola sulla mia bacheca l'immagine scattata in un'aula, dove allievi con la testa china sui banchi,  scrivono lontani dai loro colorati cellulari.
Tale post ha suscitato una variegata serie di commenti, alcuni dei quali molto comunicativi, rispetto ai vissuti adolescenziali di chi li ha scritti.
L'educazione è qualcosa con cui un bambino non nasce e se non le viene insegnata, più con gli esempi che con le parole, difficilmente l'apprenderà.
Se da un lato è vero che le adolescenze e i loro conflitti 'mutano' a seconda dei contesti storici e sociali, ci sono tuttavia elementi che la caratterizzano senza cambiare un dato di fatto importante: l'adolescenza è l'età dei conflitti.
Si ha spesso, anche se non tutti e non sempre lo fanno, la tendenza a giudicare quello che non comprendiamo o che sentiamo non controllabile cosicché l'aggressività, la trasgressività, l'irruenza, l'opposizione, la disobbedienza e la provocazione dei giovani, anziché essere vista come una modalità usata per capire la propria identità, viene messa al bando, valutata e spesso condannata.
Ma l'adolescente di oggi, non è tanto diverso dall'adolescente di ieri.  Una crescita senza conflitti, non sarebbe una crescita, così come nelle famiglie in cui non si discute mai e tutto va sempre bene, non significa che non esistano motivi di attrito, ma solamente che quel nucleo famigliare, non è in grado di riconoscere e gestire il conflitto e allora preferisce annullarlo, farsi andare bene tutto, pur di mantenere un equilibrio fittizio che non può permettersi di perdere. Un tempo la ricerca della propria identità passava anche attraverso l'osservazione delle immagini famigliari, sfogliando vecchi album accanto a genitori disponibili a spiegare chi fossero le persone immortalate su fotografie ingiallite. I volti, gli sfondi, gli oggetti, aiutavano a intrecciare le ricerche sulla storia famigliare portando alla luce miti, credenze, segreti del passato.
Oggi l'identità degli adolescenti passa prevalentemente attraverso le immagini che mamme, padri, zii e amici postano sulle bacheche dei social network. Se si rompe un computer, una chiavetta, un telefono, le immagini possono andare perse e le identità scomparire. I cellulari sostituiscono gli album di famiglia. WhatApp varca confini che dovrebbero essere rispettati, dove le madri chiedono ad altri madri di fotografare le pagine di storia da studiare e poi magari, rimproverano i figli, di non essere stati attenti.
Così il messaggio inviato al bambino, al preadolescente e all'adolescente dopo sarà quello del: tutto passa attraverso un cellulare. Lo studio, la relazione, la fotografia. Non esistono sguardi che si incrociano,  mani che si sfiorano, conflitti che devono trovare soluzioni. Guardando quei ragazzi, impegnati a scrivere, lontani dal loro cellulare, mi chiedo: chi ha insegnato loro a dipendere da un SMS o da un post su Fb?
Una volta per parlare con i compagni di scuola, facevamo viaggiare bigliettini sotto il banco. Contenevano di tutto, dagli appuntamenti, alle soluzioni dei compiti in classe.
Gli insegnanti a volte chiudevano un occhio, altre volte ci bloccavano, qualche volta ci punivano. Ma senza metterlo sul social network.
Non diciamo allora che sono gli adolescenti ad essere 'sbagliati' ma solo che hanno imparato da ciò che noi abbiamo loro mostrato.   
 
 
immagine presa da: la bottega del ciabattino

 

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