domenica 15 maggio 2016

Il cibo, la rabbia, il giudizio degli altri.

Mariangela Ciceri
Counselor Professionale Avanzato - ricevo in Alessandria.
Per appuntamenti: 347.58.74.157
 
Parlare di cibo piace e «va di moda».
Lo si deduce dai tanti programmi televisivi in cui vengono spiegati i segreti della buona cucina, dai personaggi pubblici che promuovo la propria professione, dagli esperti in tecniche dell'alimentazione che danno suggerimenti sul mangiare sano, e perfino dai tuttologi improvvisati che di alimentazione non anno nulla, ma riescono a spargere nel web «pillole di chiacchiere e giudizi» non richiesti.
Chi ha, o ha avuto in passato, problemi con il cibo, ben sa che tra i molteplici aspetti dei disagi da affrontare, un posto d'eccellenza spetta al giudizio altrui.
Il social network pullulano di persone pronte a scagliare giudizi sui troppo magri o i troppo grassi, offrendo, ancora una volta, la dimostrazione di quanto sia più semplice parlare che capire.
Chi mangia o non mangia ha un bagaglio di emozioni negative dovuto a esperienze e situazioni varie ma sempre dolorose.
Cibarsi o non cibarsi è la loro risposta a una situazione di paura, disagio, confusione, rabbia, stress e solitudine causati anche dalla scarsa autostima.
Per alcuni, come scrive Waller «è un modo per abbracciarsi da solo, coccolarsi, riempire quell'incolmabile vuoto d'affetto». 1
L'alimentazione ormai sottintende, in alcuni casi, un pensiero e una relazione distorti con il cibo.
C'è chi si abbuffa, chi non mangia, chi mangia solo cose «sane», chi solo verdure, chi verdure, uova e latticini, chi inizia diete a oltranza senza mai finirne una e chi, a dieta, lo è da sempre.
A qualunque categoria si appartenga, se il controllo, diventa assillante, altro non sarebbe che un modo usato per tenere a bada le emozioni.
La sensibilità al giudizio, rispetto alla propria fisicità, può peggiorare il proprio rapporto con ciò che serve a nutrirsi.
Grassi, magri, vegetariani, vegani, chiunque dovrebbe operare la propria scelta, senza perdere di vista i confini tra fisiologico e patologico, accettando di avere gambe grosse, o piedi sottili, nasi importanti e doppio mento. Ciò che siamo, se non ci piace, non è modificabile solo con l'alimentazione.
Occorre individuare e capire cosa fa del giudizio dell'altro, la differenza tra il  mio amarmi oppure odiarmi.
Se è vero che sempre più studi, hanno dimostrato che «mangiare sano, fare moto, e tenere a bada il peso» siano indici di salute, è anche vero che nessuno ha il diritto di giudicare chi, non riesce autonomamente a stare dentro questo confine.
Essere feriti dalla parole di chi giudica, significa che è tempo di cambiare, di trovare il modo adatto per congelare le opinioni non richieste e rivolgersi a chi, per competenza e professione, può aiutare a superare il disagio provato.
 
 
 
1. G. Waller. The psycology of binge eating in Faiburn, Brownell (a cura di) Eaditing Disorder ande Obesity. A Comprehensive Handbook. Guildford Press, New York, pp. 98 -102. Su Quando le emozioni diventano cibo di Vinai, Todisco ed. Libreria Cortina.
 
 
 
 
 
 
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