lunedì 6 giugno 2016

Amori sbagliati, amori che «uccidono»




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L'amore e la capacità di provarlo per sè e per altri ha origini profonde.
Incomincia quando madre e figlio/a si incontrano e relazionano, quando per la prima volta sono di fronte, i loro sguardi si incrociano e la mani si intrecciano.
Scrive Bowlby, autore della Teoria di Attaccamento: «In una relazione che si sviluppa felicemente ciascuno dei partner si adatta all'altro.» 1
Quando questa relazione è «sicura» il bambino può staccarsi, esplorare l'ambiente e fare ritorno da lei quando, e se, si sente in pericolo.
Un ruolo altrettanto importante è, in questa fase, quello del padre. Secondo alcuni autori egli ha il compito di inserirsi nella diade madre-bambino definendo la coppia e dando al piccolo la possibilità di distanziarsi-separarsi in modo fisiologico dalla sua figura di accudimento principale.
Secondo la teoria psicosessuale di Freud, da adulti la scelta del partner sarà condizionata dal modo in cui abbiamo superato la Fase edipica, ovvero il momento in cui ci impegniamo nella costruzione di un rapporto quasi esclusivo con il padre (o la madre), provando sentimenti conflittuali verso la madre (o il padre).
Le reazioni paterne e materne, avranno un ruolo importante nella modalità adulta che useremo per scegliere l'amore o gli amori della nostra vita.
Tenderemo a ricercare uomini o donne con caratteristi simili a quelle dei genitori di sesso contrario quando la relazione primaria con essi non è stata funzionale e i sentimenti provati in quella fase non sono nè risolti, nè superati, oppure con qualità del tutto diverse quando quel primo «amore» non si è mai lasciato alle spalle il conflitto che lo ha caratterizzato.
Gli uomini o le donne che immaginiamo essere adatti per noi, in realtà avranno una funzione più «compensatoria» che affettiva e saremo condizionati da una relazione pregressa che non sentiamo più a livello di consapevolezza, ma che condiziona il nostro modo di vedere l'altro.
Nel tentativo di sanare una ferita aperta, potremmo allora ostinarci nella ricerca di un amore irreale e impossibile, per nulla utile al nostro bisogno di amare e di essere amati.
Stare con l'altro non avrà il significato di percorso comune per conoscere noi stessi nella relazione e conoscere l'altro, accettandolo così com'è senza idealizzazioni o fantasticherie.
Tenderemo piuttosto a illuderci di poterlo cambiare, compresi quei comportamenti disfunzionali e pericolosi che col tempo posso sfociare in violenze.
Persi in questo bisogno di guarire da un malessere senza volto, ci perdiamo dietro a uomini o donne sbagliati, oppure continuiamo a cercare, nei partner, quelle relazioni costruite con un padre o una madre che non ci hanno emotivamente rese forti.
Agiamo tolleranze che possono uccidere. Cerchiamo tra la folla l'Amore che ci cambierà la vita, ma  «Se la relazione è buona c'è gioia e un senso di sicurezza. Se è minacciata, c'è gelosia, angoscia e rabbia. » 2

(1) (2) J. Bowlby. Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento - Raffaello Cortina Editore   








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