mercoledì 29 giugno 2016

Amori sbagliati.


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Le esperienze di vita condizionano le decisioni che prendiamo in diversi ambiti, capita così di pensare: «sono attratta da sempre, dalle persone sbagliate.»
È vero. Eventi del passato hanno questo potere e a volte riconquistare il controllo della situazione, richiede impegno e fatica.
Hazan e Shaver, in una ricerca del 1987, dimostrarono l’esistenza di una significativa connessione tra il modo in cui ci siamo sentiti amati dai genitori e quello con il quale ricerchiamo i partner.
In un articolo: Romantic love conceptualized as an attachment process, pubblicato su una prestigiosa rivista di psicologia il Journal of Personality and Social Psychology, riportarono gli esiti dello studio dichiarando che esistono tre tipologie relazionali che condizionano la scelta di chi vorremmo accanto per una sera o per tutta la vita.
Li definirono «forma di attaccamento» perché, come dimostrarono, avevano correlazioni significati con un altro meccanismo: il Modello di Attaccamento, ovvero: «il legame particolare che unisce stabilmente il bambino alla madre o, comunque una persona che si prende cura di lui a partire dalla nascita».[1]
Ne emerse che le persone con un attaccamento «sicuro» che avevano avuto una madre o una altra figura di accudimento capace di comprendere le loro richieste, di rispondere in modo adeguato e funzionale ai bisogni e alle paure, erano capaci di vivere intensamente l’intimità di una relazione, di sentirsi sullo stesso piano dell’altro, di riuscire a riconoscere, perdonare i propri errori e quelli altrui, ridurre strappi emotivi e sostenere, o chiedere sostegno, quando la situazione lo richiede.
Chi invece aveva trascorso la propria infanzia accanto auna persona che non era riuscita a comunicare fisicamente con il figlio, evitando contatti fisici atti a ridurre situazioni di stress e di paura, tendeva a non riconoscere i propri bisogni reali all’interno della relazione di coppia. Poneva se stessa/o in secondo piano, sempre e comunque, in nome di doverismi educativi introiettati da una madre che le/gli aveva impedito di accedere e relazionarsi con aspetti emotivi importanti quali la rabbia, la frustrazione, la paura, la fragilità.
Anche in una relazione percepita come «buona» queste persone non riuscivano a chiedere, non si riconoscevano diritti, non osavano pensare di meritare qualcosa di più di quello che avevano.
Accanto a loro, in una modalità di attaccamento denominato: insicuro/preoccupato vi erano quegli adulti che avevano avuto accanto nei primi anni di vita, madri incostanti nella risposta alle loro richieste emotive. La loro scarsa inclinazione a comprendere con costanza il bisogno dei figli aveva finito con l'indurli a scegliere, come partner, persone altrettanto inaffidabili, e inconsistenti.
Ma Hazan e Shaver non furono gli unici a occuparsi del modo in cui scegliamo quelli che che crediamo essere i nostri o le nostre compagne di vita migliori.
Bartolomew e Horowiznel 1991 [2] fecero uno studio analogo tenendo conto delle caratteristiche di personalità e degli stili di comportamento. Individuarono così tre stili: Autonomo, Rifiutante, Preoccupato.
Arietta Slade nel 1999 propose una classificazione «concentrandosi sull’espressione affettiva e sulle strutture della regolazione affettiva stessa.»[3]
Queste studi e queste teorie messe a confronto esprimono, sebbene in maniera concettualmente diversa, il modo in cui cerchiamo l’amore.
A seconda di come siamo astati amati da piccoli, di come le persone che avrebbero dovuto prendersi cura di noi, ci hanno mostrato quanto e come fossimo degni di essere amati, abbiamo plasmato il progetto di ricerca dell’altro.
Innamorarsi della persona sbagliata, significa solamente ricercare, in nome dell’amore, la persona adatta a confermare l’idea che abbiamo di noi e del nostro valore, mossi dal bisogno di risanare quella ferita primordiale che genitori «inadatti» ci hanno inflitto.
Genitori negativi dunque, secondo gli studi presentati, ci spingeranno verso partner altrettanto negativi.
Innamorarsi sempre e solo della persona sbagliata, non è una colpa, è la conseguenza di accudimenti inadatti.
Comprenderli e accoglierli, potrebbe essere il primo passo per cambiare qualcosa che sentiamo non esserci utile.
 


 

Copyright © 2016 Mariangela Ciceri 
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[1] D. Rollo. Breve dizionario di psicologia dello sviluppo e dell’educazione. Carocci Editore. Roma. 2010 (2015)
[2] Attachment styles among young adults: a test of a four-category model.
[3] http://www.spiweb.it/psiche_rivista/attaccamenti/4/ZAVATTINI-0.pdf

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