martedì 14 giugno 2016

Dimagrire per amore.

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Può accadere, ma è sano solamente se l'amore alla base della motivazione è quello verso di sè.
Capita invece di identificare tra le ragioni che spingono a cambiare il proprio peso, la necessità di soddisfare la richiesta o il bisogno di qualcuno che non siamo noi ma, nella maggior parte dei casi, un partner.
Il rapporto che ognuno ha con il proprio corpo e con i propri chili è intimo, complesso e, nella maggior parte dei casi, problematico.
Ha bisogno di essere ascoltato, compreso, valutato. Permettere a qualcuno di inserirsi nel rapporto che abbiamo con una parte di noi, equivale a consegnargli il potere di farci fallire o riuscire, soluzioni, in questo caso entrambi negative.
Chi usa il cibo per compensare ciò che nella propria sembra non funzionare come dovrebbe, spesso ha la tendenza a non saper gestiste l'imperfezione e a mantenere vivo il ricordo sugli errori del passato, rimuginando sui «se» e sui «ma».
Il peso in eccesso viene percepito e giudicato come «uno spiacevole effetto collaterale» (Vinai e Todisco 2017), accompagnato dalla convinzione che nulla protrai mai cambiare.
L'immagine corporea, quando diviene un mezzo di comunicazione nello stare con l'atro, può trasformarsi nel capro espiatorio di ciò che nella relazione funziona o non funziona.
Si può accettare di dover cambiare su richiesta, per paura che l'altro o l'altra si allontanino da noi, ignorando che tale richiesta è già di per sè un'implicita dichiarazione di non interesse.
Inoltre, poiché le persone che hanno difficoltà a gestire il proprio peso corporeo e a mantenerlo entro quelli che sono i canoni fisiologici stabiliti, vivono anche il rapporto con il corpo in modo conflittuale, l'obbligo emotivo di mettersi a dieta o di dover cambiare il proprio stile di vita alimentare, può trascinare in situazioni emotive di difficile gestione.
Ci si può sentire «passivi» in una decisione che non ci appartiene, frustrati davanti alla promessa fatta (destinata il più delle volte a fallire) di «cambiare».
La conferma inoltre, delle proprie ipotesi - paure di fallimento che accompagnano l'inizio di ogni dieta - possono innescare ansie che solo con il cibo possono essere placate.
Si instaura così un circolo difficile da interrompere.
Davanti a qualcuno che vi chiede di dimagrare, perchè sareste più belle, più donne, più amabili (il discorso vale ovviamente anche al maschile) provate a chiedervi se siete veramente disposti a «cambiare» per essere accettati quando probabilmente usate il cibo anche per compensare quel bisogno che viene dall'infanzia di essere accolti, accettati e amati per come siete.
E se nonostante questo deciderete di intraprendere una dieta per «amore» dell'altro ricordate che: «Le emozioni negative (quelle che inducono a mangiare n.d.r) possono essere provocate dagli eventi più disparati; tra loro giocano un ruolo preponderante le difficoltà relazionali e di coppia. Non infrequentemente le abbuffate sono la risposta al disagio provocato dal sentirsi soli o abbandonati, dal pensare di non aver valore per gli altri a causa del proprio senso di inadeguatezza e scarsa autostima.»
Dimagriamo per noi, perchè lo desideriamo davvero e non diciamolo a nessuno. Coltiviamo in segreto l'immagine di una nuova noi, magra per scelta e non per compiacere qualcuno. 1

1 P. Vinai, P. Todisco. Quando le emozioni diventano cibo. Ed. Libreria Cortina Milano 





Copyright © 2016 Mariangela Ciceri
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