mercoledì 6 luglio 2016

Vacanze, da me, da te dai social network


Tempo di vacanze!
Per alcuni significa partire, concedersi qualche ora o qualche giorno lontano dalle incombenze professionali, soli e con la famiglia e/o gli amici.
Per altri vacanza assume il significato di «mettere in stand by» relazioni di lavoro, amicali e ritagliarsi, anche in città, dello spazio per sé.
In realtà staccarsi completamente dai doverismi e dagli automatismi (in casi più seri, dalle dipendenze) che fanno parte della nostra vita, non è così facile e i social network ne sono un esempio.
Chi non ha amici virtuali per i quali, anche in vacanza, sente il bisogno di postare qualche foto, qualche frase, qualche augurio di buon compleanno?
Al di là del piacere di condividere un pensiero, un post che ci ha colpiti o un’immagine che ci rappresenta, spesso il bisogno di restare ancorati alle abitudini, nasconde la difficoltà sia di staccarsi della relazione non del tutto reali (quelle virtuali), sia di godere della vacanza.
Nel primo caso è possibile che il computer, lo smartphone e il tablet facciano parte di un modo acquisito e fatto proprio di comunicare, in «relazioni» sconfinate in cui è facile invadere ed essere invasi.
Ecco allora che un aperitivo, uno sguardo dagli scogli, un mal di pancia, non possono essere vissuti e provati senza che «il mondo» lo sappia e così ci ritroviamo a essere in intimità emotiva con la persona che abbiamo accanto proprio come lo siamo con una piattaforma virtuale.
Il nostro: «ti amo», «ti odio», «sono felice con te», «sono arrabbiata» varcano i confini di un rapporto a due e si dilatano come se l’essere visti dagli altri, ci permettesse di vedere e sentire meglio le emozioni legate all’evento.
Nulla ci appartiene più in modo intimo e l’immagine pubblica si fonde con quella privata impedendoci di dare le giuste valenze a entrambi.
I figli hanno album fotografici pubblici. I loro pianti, i loro sorrisi, non sono qualcosa che mamma e papà, nonni e zii, possono conservare, proteggere e rivivere insieme o da soli. Nascite, compleanni, matrimoni una volta avevano qualcosa di intimo e qualcosa di pubblico, ora quel confine e stato varcato (sebbene non da tutti) e il contatto con il mondo è h24.
Così la vacanza: ovvero quel periodo di libertà dal lavoro o dagli obblighi scolastici [1] non ci esonera dall’aggiornare il diario pubblico della nostra vita, coinvolgendo anche chi ne è ignaro o non può decidere e difendersi dal nostro bisogno di creare o  mantenere relazioni sociali.
Questa «necessità» di essere vista/o, apprezzato, giudicato può, in alcuni casi, nascondere l'incapacità di soddisfare un bisogno fondamentale: stare da soli con sé stessi.
Abbiamo sviluppato una sorta di dipendenza dall’altro, dal pubblico, dal giudizio. Incapaci di stare in silenzio, in vacanza dalla quotidianità, di ascoltare quello che nasce dentro di noi, ci puniamo con una solitudine tra relazioni virtuali.  
Prendere la distanza dagli altri ci sembra scorretto, impossibile, ingiusto e allora rinunciamo al bisogno di cercare e trovare noi stessi, per stare con chi spesso, non ha nulla da dirci.
Ci legge come legge mille altri post, mette un «Mi piace» distratto, oppure contesta senza capire.
Crediamo di «usare» un social, ma «siamo usati». Crediamo di essere in vacanza, ma viviamo delle stesse cose di ogni giorno.
Prendersi la libertà di riposare potrebbe essere il modo di entrare in contatto col nostro Sè, di cogliere pensieri, risorse utili al superamento di crisi, di accogliere quelle parti di noi che sentiamo ostili e confortarci per i progetti falliti ricaricando la mente.
Per poi tornare, con i famigliari, i parenti, gli amici e nemici di sempre a essere ciò che abbiamo deciso di mostrare di noi al mondo.

 


Copyright © 2016 Mariangela Ciceri
L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via e-mail, saranno immediatamente rimossi.

[1] Dizionario del Corriere della Sera

Nessun commento:

Posta un commento