giovedì 20 ottobre 2016

Prendersi cura di sè


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Siamo il frutto delle nostre esperienze, ancor più che dell’educazione.
Può capitare però, che dopo essere stati «buoni», «obbedienti», «educati», ovvero come gli altri ci hanno volute, di svegliarsi un mattino con la sensazione di non essere più protagonisti della nostra vita.
La consapevolezza può arrivare in diversi modi:

·      dopo una vita trascorsa al servizio degli altri, ci si accorge che gli altri non hanno alcuna intenzione di fare lo stesso per noi
·      abbiamo fatto tutto quello che «dovevamo fare»: cresciuto i figli, sostenuto il marito, accudito i vecchi genitori, ascoltato infinite volto l’amica in momenti difficili per lei, ci siamo occupati dei nipoti e ora, che nessuno sembra aver bisogno di noi, per quel «nessuno» siamo diventati trasparenti
·     ci guardiamo allo specchio e non riconosciamo quel volto invecchiato soddisfacendo gli altri e mai o poco, noi stesse

Le alternative allora saranno continuare a perdersi nell’essere ciò che gli altri si aspettano che siamo, oppure decidere di intraprende un percorso per ritrovarsi e capire le origini di quell’annullamento, che ci ha spinte per anni a dire sempre sì anche quando ogni parte di noi avrebbe voluto dire altro; del perché ci siamo lasciate guidare dai giudizi e dal bisogno di compiacere, convinte che da sole, non avremmo saputo raggiungere i nostri obiettivi o, peggio, che quegli obiettivi non fossero meritevoli per noi.
E sarà da questo lento, creativo, importante percorso che, poco alla volta, dovremo far emergere quelle parti di noi che abbiamo tenuto nascoste, sopite, bloccate, come fossimo i geni di una lampada che qualcuno, in questo caso la decisione di prendersi cura di noi, ha liberato per darci la possibilità di soddisfare, finalmente, i nostri desideri.
Riconoscendoli, quei desideri, avranno la possibilità di esprimersi e di essere appagati, incominciando da cose semplici:
1.   decidere cosa sia giusto fare o non fare e dirlo senza cercare giustificazioni razionali o convincenti: «questa sera non verrò a cena da tua madre, perché preferisco mangiare una pizza da sola invece di discutere con lei»

2.   usare l’assertività per dire quello che va detto, nel rispetto di chi abbiamo davanti, ma soprattutto nel rispetto di noi: «capisco quanto sia importante per te vedere tua madre almeno una volta a settimana, tuttavia questo non è un mio bisogno».

3.   amarsi. Guardarsi allo specchio senza emettere giudizi negativi. Se siamo i primi a non volerci bene e ad accettarci per quello che siamo, gli altri non lo faranno. Siamo abilissimi nel ricordare i fallimenti, nel dirci che avremmo potuto fare diversamente e di meglio e poco inclini a premiarci davanti ai successi, probabilmente perché siamo stati educati a non «lodarsi». Riconoscere i propri valori, le abilità, le competenze, non significa vantarsi inutilmente, significa creare una immagine di noi, più equilibrata e precisa

4.   non pensare di poter aver il controllo di tutto. Illudersi di poterlo fare è il modo migliore per non controllare nulla. I figli prenderanno le loro decisioni e faranno le loro scelte. Mariti, compagni e amici, potrebbero allontanarsi per ragioni che non potremmo mai capire e condividere. E noi restare, sole, anche se in realtà non abbiamo mai veramente capito chi siamo, cosa vogliamo, cosa possiamo costruire per noi e per prendersi cura di noi.  

 
Dobbiamo enunciare con voce chiara la nostra verità ed essere capaci di fare quanto è necessario nei confronti di ciò che vediamo [… ] Quando la vita dell’anima è minacciata non soltanto è accettabile tirare una riga, è indispensabile.

Donne che corrono coi lupi – Clarissa Pinkola Estés
 

 


 
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