mercoledì 26 ottobre 2016

Vorrei ma non posso. Il desiderio di cambiare e motivazioni interne che lo impediscono.

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I cambiamenti spaventano.
Si può essere nella condizione di voler abbandonare luoghi e persone perché incapaci di affrontare una quotidianità fatta di rabbia, dolore, incertezza, paura e con perseveranza e tenacia è possibile individuare soluzioni, alternative all’essere e sentirci ciò che non vorremmo.
Basta poco: una foto, un’immagine su un giornale, un post sui social network, un viaggio in metropolitana schiacciati tra persone e doveri.
Si pensa e si ripensa se andarsene, smettere di comportassi da persona disponibile, precisa, corretta, perfetta, possa essere il primo passo verso una metamorfosi che ci dia quello che sentiamo di meritare ma non abbiamo mai avuto.
E al diavolo tutto quello che ci altri si aspettano da noi!
Non siamo solo madri o padri, impiegate o impiegati, amanti del weekend che elemosinano attenzioni e amore ma soprattutto meritiamo qualcosa di più che sopravvivere, anestetizzandoci con musica ad alto volume, alcool, videogiochi o infiniti messaggi su Fb contando i «Mi piace» per sentirsi almeno lì una persona ascoltata.
Immaginiamo di aver preso la nostra decisione, di aver fatto «i bagagli» ed essere con un piede sulla porta, pronti ad attivare quel cambiamento che potrebbe fare la differenza tra lo svegliarsi al mattino già stanchi oppure andare incontro alla giornata sentendoci protagonisti delle nostre vite.
La nostra buona volontà però ci concede di arrivare giusto all’ascensore, o alla tromba delle scale, prima che la parte più severa di noi, incominci a erodere…
«Ricordi cosa diceva tua nonna? Chi si contenta gode! Cosa ti manca? Hai un tetto sulla testa e di questi tempi, è già tanto! Un marito (o una moglie) che ti vuole bene! Certo, non ti capisce sempre, ma almeno ha un lavoro.»
Oppure: «Hai dei colleghi stronzi, ma non averne sarebbe peggio. Vuoi cambiare lavoro? E poi? Se quello che troverai fosse peggio?»
E ancora: «La storia con lei è finita! Le donne sono troppo complicate! E invadenti! E pretenziose! Impegnarsi una storia magari significherebbe creare qualcosa di bello, ma davvero preferiresti trascorrere le serate in casa, magari a cambiare pannolini, invece che al cinema o al pub, con gli amici?»
Non cambiare anche quando la nostra vita e le nostre esperienze ci dicono in vari modi che sarebbe il momento giusto per farlo, significa cercare conforto e sicurezza tra le persone, gli ambienti e le relazioni che conosciamo bene e che, seppur dannose, sono rassicuranti.
Ci costruimmo, attraverso le esperienze degli schemi mentali, e tentiamo con sforzi a volte inutili di confermarli.
Cambiare il contesto e le relazioni, significa dover affrontare non solo il cambiamento interno dovuto alla nuova situazione, ma collocare noi stessi e le nostre esperienze fuori da una zona di confort, sfruttata e conosciuta, per percorrere strade diverse, usando risorse mai esplorate.
Temere quello che non conosciamo, lasciando che condizioni la maggior parte delle azioni e dei pensieri della nostra vita, ci pone nella condizione di non decidere, ma di subire. La paura di scoprirsi diversi da come ci siamo immaginati di essere, può paralizzare, generare ansia, far preferire in non cambiamento, poiché cambiare il punto di vista è come indossare un paio di occhiali con lenti adeguate alla nostra miopia e dover osservare quello che fino ad oggi abbiamo lasciato «sfuocato», attribuendo allora nuove forme, nuove dimensioni, nuove valenze e nuovi confini a chi ci circonda e con chi cerchiamo di strutturare relazioni, senza perdere il diritto ad essere persone nuove.
 
 
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