domenica 15 gennaio 2017

Innamorarsi: effetti collaterali


«L’amore non esiste, meglio starne alla larga, non c’è niente di meglio che essere innamorati, senza amore non si può vivere…» quando si parla di innamoramento spesso si dimentica che la parola comprende e sottintende diversi aspetti.   
Intanto nell’accezione comune pensiamo a una diade, ovvero a due persone di sesso uguale o diverso, legate da una relazione, nella quale entrano in gioco diversi livelli di coinvolgimento, prima individuali e in un secondo momento condivisi.
Questo perché non esiste alcuna forma di amore (salvo in alcune personalità patologiche) che non tenga conto dell’altro.
L’errore di partenza sta nel dimenticarsi dei vissuti e dei personaggi che ancora lo popolano e che, attraverso comportamenti e giudizi, hanno segnato il nostro modo di «vedere l’altro», di stare con lui o con lei, di «sentirsi» degni di amare e di essere amati.
Gli studi della Ainsworth prima e di George, Kaplan e Main dopo, hanno dimostrato che è grazie al rapporto con le figure di attaccamento (madre, padre o chi si prende cura del bambino) che si gettano le basi per le relazioni future, siano esse belle, brutte, facili o problematiche.
Secondo un altro grande psicologo, John Bowlby, una coppia si costituisce anche per il bisogno di confermare quelle idee (rappresentazioni di sé) che ci facciamo nell’infanzia rispetto ai nostri valori, alle nostre capacità e ricerchiamo partner che «non facciano vacillare» o mettano in discussione l’immagine che ci siamo costruiti di noi.
Per Bartolomew e Horowitz persone sicure di sé, che sono state sufficientemente amate ed accudite, sono a proprio agio con l’intimità e nella relazione non sentono in alcun modo minata la loro autonomia; altri invece, con esperienze nell’infanzia di svalutazione emotiva, non solo hanno difficoltà a vivere una relazione intima, ma incontrano difficoltà a fidarsi dell’altro e a creare un legame duraturo.
La relazione e l’intimità che ne potrebbe derivare è così temuta da agire, in alcuni casi, comportamenti di evitamento sociale.
Se abbiamo alle spalle genitori che non sono stati capaci di garantire una «continuità dell’amore» saremo convinti di non meritare amore in modo costante, e la paura di perdere l’attenzione dell’altro si manifesterà anche attraverso la diffidenza poiché il compagno o la compagna non faranno altro che riproporre quelle modalità di «prendersi cura di cura di noi» (come hanno fatto i genitori), percepito in modo discontinuo, inadeguato e a volte inesistente.
Per Amare occorre accedere e consapevolizzare la primitiva esperienza d’amore.

 


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