mercoledì 8 febbraio 2017

Esperienze di Counseling narrativo: Scrivere per comprendere malesseri e disagi.


 

La scrittura è una forma di comunicazione, complessa, articolata, in alcuni casi estremamente «intima» e «personale».
Semplificando la gamma di modalità usate per mettere su carta quanto «provato», potremmo dire che esiste un modo di comunicare esterno ed uno interno.
La prima per relazionarsi con le persone e il mondo, la seconda per parlare con noi stessi, per elaborare pensieri, fare considerazioni, dare giudizi su eventi o situazioni.
Secondo Edmund White, scrittore, critico letterario e saggista, ognuno di noi vive esperienze che cerca di tradurre e interpretare alla luce di quanto le/gli è accaduto in passato. Per farlo ha bisogno di contestualizzarle, di inserirle in un telaio narrativo, con una «cornice» ove sia possibile vedere e definire sfondo e rilievo di quanto raccontato.
Ciò che ricordiamo, narriamo e scriviamo di noi e di quello che ci appesantisce la vita, acquista un senso profondo proprio perché all’interno del nostro spazio comunicativo,quanto accaduto viene descritto, definito e posizionato entro uno spazio temporale, dando un significato al ruolo che investe nel presente.
Narrare le nostre problematiche, inoltre, significa fare una selezione temporale* tra i tanti «problemi» che ci condizionano, ci intristiscono, ci mettono in difficoltà, operare una scelta in base alla situazione indentificata in termini di importanza e di bisogno di soluzione. Stabilire cosa per primo vorremmo «cambiare» significa avviare l’empowerment, quel processo che stimola o consolida la conoscenza di sé facilitando il controllo sulle proprie scelte.
Il ruolo del counselor in una esperienza di counseling narrativo, sta nel facilitare l’uso e la tecnica di una comunicazione scritta capace di portare in rilievo le storie e le esperienze che hanno lasciato dei segni «sullo sfondo» del riquadro che stiamo descrivendo. Recuperando il momento di pre-crisi (incipit della storia), conducendo il narratore nella parte centrale del «problema», fino all’avvio di una conclusione appropriata e al ripristino di un equilibrio diverso da quello di partenza, perché costruito «insieme» attraverso la storia-problema scelta e narrata che ha tra le tecniche utilizzate, la costruzione di un presente che faccia da cornice al futuro e l’archiviazione, narrativa, del passato.

  

*quale problema voglio narrare ora, tra quelli che sento far parte della mia vita.   

Copyright © 2016 Mariangela Ciceri  - L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via e-mail, saranno immediatamente rimossi 

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