martedì 21 marzo 2017

Magrezza e pulizie di primavera.

Mariangela Ciceri
dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche
Master in Counseling Integrato
ricevo in Alessandria
per appuntamenti telefonare al 347.58.74.157
 
 
Sfogliando alcune riviste in questi giorni mi è capitato di trovare una sorta di correlazione tra l’arrivo della primavera e il bisogno di «risvegliarsi» come fa la natura, e l’incominciare ad adeguarsi alle richieste sociali dei mesi estivi.
In ognuno degli articoli letti le parole: «prova costume», sembravano essere il filo conduttore di tutto quello che si dovrebbe fare da oggi in avanti. Come se, chi con il cibo ha un personale, complicato rapporto, fosse o si sentisse nelle condizioni di prenderne le distanze schiacciando l’interruttore giusto.
Chiunque, in misura maggiore o minore, ha avuto a che fare con un peso eccessivo e con una bilancia che lo rendeva concreto, sa che la volontà centra ben poco quando si intraprende il cammino della dieta.
Il successo o meno, come in tutte le altre «cose» della vita, è dato dalla motivazione. Per decidere di cambiare il proprio aspetto, occorre che qualcosa dentro di noi ci suggerisca di farlo, di permetta di sentire che è il momento giusto per cambiare rotta, e per riprendere il contatto con quelle pari di noi che, attraverso i chili in eccesso, ci hanno e si stanno proteggendo dal mondo.
Ma guardarsi indietro non è mai facile.
È un po’ come sbirciare attraverso un tempo che non ci appartiene più ma che ha connotato e definito ciò che siamo oggi.
Significa ripensare a relazioni, decisioni, ritrovare frustrazioni e momenti difficili ma anche quei progetti con i quali siamo cresciuti e rivedere, attraverso gli occhi di oggi, quelle bambine e quei bambini che siamo stati, quelle persone convinte che il mondo avrebbe dato loro l’opportunità di diventare ciò che volevano.
Non sempre, però, ciò che sogniamo o ci aspettiamo si realizza e succede che per «sopravvivere» e tentare di accaparrarci almeno una fetta dei sogni, ci adattiamo.
Cambiamo e ci «perdiamo».
Smettiamo di essere creduloni, o scontrosi. Di andare contro corrente. Di esprimere quello che veramente pensiamo di un partner, di un amico, di un genitore.
Diventiamo «bravi bambini adulti»: educati, tolleranti, insomma delle brave persone.
Nel farlo però è possibile che «sacrifichiamo» parti di noi a cui non possiamo rinunciare. Ma il disagio, come diceva Freud, presto o tardi, troverà la strada per esprimersi così l’ennesimo biscotto della mattinata, quel cioccolatino che speriamo sia rimasto nell’armadio, quel sacchetto di patatine o le caramelle che teniamo sempre in borsa, possono diventare lo strumento con cui il nostro malessere, la rinuncia di ciò che eravamo, ci contatta.
Ascoltarlo significa aprire i cassetti dell’infanzia, ricercare abiti che erano adatti a noi ma che abbiamo abbandonato non perché piccoli, ma perché stretti, capire che ciò di cui abbiamo veramente bisogno per lasciare andare i chili di troppo e riprendere in mano la nostra vita, non sono le diete per la «prova costume».
Il «peso forma» è quello che conquistiamo quando rispettiamo i nostri bisogni, quando recuperiamo i nostri desideri, quando non sentiamo più il bisogno di nasconderci dietro un peso che ci garantisce «l’allontanamento» dagli altri.
Ben vengano, dunque le pulizie di primavera, ma che siano pulizie utili a inscatolare o gettare quei comportamenti che agiamo solo per sentirci al sicuro da qualcosa o da qualcuno e che ci impediscono di Vivere la nostra vita.  
  
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