domenica 26 marzo 2017

Proteggersi con cibo: quando mangiare è un modo per nascondersi dal mondo.


Mariangela Ciceri
dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche
Master in Counseling Integrato
ricevo in Alessandria
per appuntamenti telefonare al 347.58.74.157
 
 
 
Scrive A.: «Ho costruito la mia armatura con il grasso. Mi piaceva starci dentro, avvolta dalla una morbidezza e sicurezza mai incontrate prima, né nell’infanzia, né nell’adolescenza o da adulta. Un giorno però l’armatura incominciò ed essere troppa: a opprimermi, a schiacciarmi. Era come se il mondo non mi vedesse più per ciò che ero realmente ma solo attraverso ciò che il mio corpo mostrava di me. Pensai fosse una buona opportunità di osservarlo senza essere vista, ma non fu così. Mi ritrovai a «spiare» non solo la vita degli altri, ma anche la mia. Infelice, sola e grassa, pensai con terrore che fosse giunto il momento di liberarmi da sola dalla prigione in cui mi ero messa, perché nessun principe azzurro avrebbe mai sfidato la sorte per me, come non aveva mai fatto mio padre. Iniziò così il mio viaggio narrativo verso la libertà
Può iniziare anche così un rapporto con il cibo…
Non percepire il nutrirsi come qualcosa di fisiologico con cui alimentare il corpo e trasformandolo in qualcosa che possa vaccinarci contro il dolore emotivo.
Accade per caso!
Con un cioccolatino che placa l’asia e ci fa sentire sereni!
Con quella fetta di torta avanzata in frigo, gustata nel silenzio di una cosa vuota di affetti più che di persone.
Con un sacchetto di patatine da divorare dopo l’ennesima discussione sul lavoro. Così giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, costruiamo un muro tra noi e il mondo, un isolante fatto di zuccheri, sale, morbidezza e sapore per nascondersi o compensare privazioni che fanno male e poter attendere.
Attendere che qualcosa o qualcuno ci cambi. Cambi la nostra vita, si faccia carico del nostro dolore, delle cose non dette, delle scelte non fatte, delle opportunità sprecate.
Tappezziamo in nostro «interno mondo grasso» di quadri che rappresentano i fallimenti, quasi a ricordarci che la porta sul mondo, se aperta, è foriera di pericoli, relazioni, confronti, conflitti.
In realtà quello che tendiamo ad ignorare è che a soffocarci non è solo l’armatura, ma quello che fuori ha lentamente e costantemente invaso il nostro spazio.
Perché nel nostro cercare di difenderci, siamo arretrate.
Lo abbiamo fatto ad ogni abbuffata, lasciando e concedendo terreno a chi ne ha approfittato per necessità o vigliaccheria.
Il mondo, fuori dall’armatura, come ben sa A. che mi ha chiesto di convivere la sua esperienza, è fatto di sfide, certo, ma anche di amore, di relazioni, di scoperte.
Non servirebbe affrontarlo «nude», basterebbe «alleggerire» il rivestimento e la corazza con cui lo abbiamo accolto.
Scrivere, può essere un modo, per dare contorni diversi e spazi diversi a noi e a quella parte di noi che abbiamo racchiuso in bozzolo, in attesa di tempi migliori.
Possiamo scrivere la nostra fiaba. Dove la principessa, da vittima diventa protagonista di scelte e conquiste, armata di ciò che le occorre per ridefinire sé stessa nel mondo.      
 
Mercoledì 29 marzo
Scrivere per dimagrire
esperienza narrativa di crescita personale on-line
le persone interessate potranno lavorare da casa e non richiesto alcun confronto in aula o lettura dei testi scritti
 
 
 
 
 
 
 
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