lunedì 8 maggio 2017

Giudizio e rifiuto: paure che ci condizionano la vita.


dott.ssa Mariangela Ciceri
Laurea in Scienze & Tecniche Psicologiche
Counselor Professionista Avanzato
riceve in Alessandria
per appuntamenti telefonare al 347.58.74.157

 

Nessuno vive bene da solo, salvo gli eremiti che per scelta e non per costrizione, prediligono il rapporto con se stessi e affidano quello con gli altri ad un'altra dimensione.
La maggior parte di noi invece ha bisogno di essere parte di qualcosa: di una famiglia, di una relazione, di un gruppo sia esso di lavoro e di amici. Non farne parte aumenta la percezione di solitudine. Non essere accolti, accettati dell'altro o dagli altri, spaventa, ferisce, rende più fragili.
Senza riconoscimenti esterni l'autostima vacilla, il bisogno di legame aumenta, i tentativi per ottenerlo, se falliscono, ci gettano in un cerchio entro il quale accettare, comprendere il «rifiuto» dell'altro diviene difficile, a volte impossibile.
In realtà non tutte le volte che ci sentiamo rifiutati lo siamo stati realmente. Ancora una volta, quello che condiziona la percezione di certi eventi è l'esperienza passata: come abbiamo vissuto certe esperienze, cosa, da bambini o in passato, ci ha fatto sentire non apprezzati, non utili, non amati.
Il rifiuto è legato il giudizio.
Il giudizio negativo genera, o almeno alcuni di noi lo pensano, il rifiuto.
Non essere accettati significa non sentirsi amati.
Non meritare amore significa non essere accolti nella richiesta del soddisfacimento di uno dei bisogni fondamentali dell'uomo.
Un modo per interrompere la reiterazione di pensieri e comportamenti rafforzanti la percezione del rifiuto e l'incapacità di gestirne le conseguenze, è esplorare, consapevolizzandole le situazioni in cui, per esempio, il pensiero dell'altro diventa inevitabilmente giudizio.
Oppure provare a descrivere cosa accade in noi quando, di fronte alla competizione, in ambiente lavorativo o meno, l'opinione che il collega ha di noi ci spinge a sopravvalutare i giudizi negativi e sottovalutare quelli positivi negandoci la possibilità di riconoscere risorse e talenti.
Inoltre è importante tenere presente che il timore del giudizio-rifiuto, quando pervasivo e persistente annulla la capacità di riconoscere, negli altri, emozioni simili alle nostre, avvolgendoci in una spirale di solitudine che esiste solo nel nostro vissuto interiore.
Ma il rischio maggiore sta nella possibilità che, per evitare il giudizio, si rinunci a quelle occasioni ed opportunità relazionali, lavorative, amicali che ci permetterebbero di vivere esperienze nuove, utili e appaganti.  

 

 
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