domenica 27 agosto 2017

Quando le amicizie finiscono.

È qualcosa con cui iniziamo a convivere da bambini: il compagno di giochi alla scuola materna o al parco, il figlio degli amici di mamma e papà (che qualche volta dobbiamo farci andare bene per forza), i coetanei con cui facciamo due passi, attendiamo il bus oppure giochiamo a tennis.
Relazioni che possono nascere rapidamente, proprio come nel «colpo di fulmine» tra innamorati, oppure crescere e consolidarsi nel tempo.
Alcune durano una vita, altre un’estate, certe poco più di qualche mese e quando finiscono lasciano cicatrici, segni che potrebbero condizionare quelle future.
Essere delusi da un’amicizia è come essere deluse da un partner.
Si tratta di una relazione duale in cui le dinamiche (salvo ovviamente l’aspetto intimo) non sono diverse da quelle che si innescano tra due persone che condividono aspetti della propria vita.
Un elemento che accomuna la fine di un’amicizia alla «fine» di una coppia è che questo può accadere improvvisamente o lentamente e in entrambi i casi può succede che uno dei due non si renda conto di alcun «problema» fino al momento in cui tutto finisce. 
Nelle amicizie, come in qualunque altro tipo di relazione, la colpa non è mai di una sola parte in causa. Ci sono però dei segnali che possono aiutare a comprendere quanto e in che misura la reiterazione di vecchi copioni (comportamenti già avuti in passato) possano essere con-causa di fallimenti relazionali.

Vediamone alcuni:
- non tenere presente che una amicizia è un rischio. Se «scegliamo» qualcuno investiamo su di lui/lei esattamente come si può investire denaro su un titolo azionario. Quanto lo possiamo decidere solo se siamo consapevoli di cosa ci aspettiamo da quell'amicizia. Razionalizzare il rapporto lo rende meno ideale, ma è un buon mattone da cui partire per costruire qualcosa che duri nel tempo

- chiedersi cosa si cerca e si vuole da quella relazione e permettere agli attori della stessa di esprimersi. Non si possono desiderare sempre le stesse cose e nelle modalità che piacciono a entrambi. Si può sopravvivere ai propri bisogni mediandoli con quello dell’altro

- comprendere in che misura l’amico e l’amica ci permetterà di essere noi stessi. Di esprimere le nostre perplessità, i nostri giudizi, le nostre opinioni. Una eccessiva individualità o attenzione non sono utili a nessuno. L’amicizia è quel nucleo relazionale in cui ci si dovrebbe poter esprimere senza filtri, senza razionalizzazione dei concetti, senza trovare modi che piacciano all'altro di dire quello che si decide di condividere. Essere in difficoltà nel comunicare emozioni ed opinioni significa non essere all'interno di una amicizia «utile» alla crescita

- temere l’assenza di conflitto. Le amicizie in cui non si litiga mai sono come i matrimoni in cui va tutto bene: finiscono in un giorno, e per farlo hanno bisogno del tempo di uno starnuto. Nelle relazioni nulla è mai perfetto. Per essere solide devono passare anche tra conflitti duri, momenti di rottura, e sensazioni di sconfitta e delusione

Alcuni segnali di pericolo di cui tenere conto, nell'amicizia come un qualunque altra relazione sono: l’indifferenza dell’altro di fronte alle tue difficoltà, la distanza emotiva che accompagna o precede la rottura, la negazione di un confronto per comprendere cosa stia danneggiando l’amicizia.  
Quando finisce, tutto ciò che ci resta da fare è elaborare il lutto e chiedersi cosa del «nostro comportamento» può essere stato causa della rottura, senza assumersi responsabilità totali ma tenendo presente che se la difficoltà di costruire e mantenere amicizie si ripete nel tempo, potrebbe trattarsi di «Ciclo Interpersonale Problematico».[1]




 Copyright © 2017 Mariangela Ciceri - L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via e-mail, saranno immediatamente rimossi




[1] www.istitutobeck.com

Nessun commento:

Posta un commento