giovedì 5 aprile 2018

Adolescenti «arrabbiatissimi»


Ricevo in Alessandria, in via Pisacane presso il Centro Umanistico
Cell: 347.5874157
 
Chiunque si relazioni con un adolescente, figlio, nipote, conoscente o allievo, ben conosce come a volte sia difficile contenere quel lato aggressivo, che loro per primi hanno difficoltà a comprendere e a tenere sotto controllo.
Essere adolescenti non è semplice. Non sono semplici i conflitti che si devono gestire né le sfide che si devono accettare. Il corpo cambia, le cose che una volta erano garanzia di divertimento e tranquillità, come il gioco a carte con i nonni, o quel cartone animato che faceva ridere, perdono di valore. Ci si ritrova ad essere in un corpo che cambia e in balia di emozioni e desideri sbocciati all’improvviso, faticosi da comprendere e realizzare.
Possono avere l’impressione che tutti, in casa e fuori, si aspettino qualcosa da loro, un buon voto, un comportamento adulto, una buona educazione espressa attraverso un atteggiamento non ribelle. E perfino gli amici, possono non essere più quella gran compagnia che erano un tempo. La noia può diventare una assidua compagna, la rabbia una presenza costante.
Gli adolescenti non hanno un buon controllo sulle emozioni. Spesso le subiscono, cercano di decodificarle, possono addirittura esserne spaventati. Se la richiesta sociale (la scuola, il gruppo dei pari) e quella famigliare (la relazione con i genitori) innescano comportamenti stressogeni, l’adolescente può comunicare il suo malessere attraverso eccessi d’ira e comportamenti non del tutto funzionali.
La dottoressa Begnamini, psicoterapeuta dell’età evolutiva sostiene che ««I nostri ragazzi, più delle generazioni precedenti, sono afflitti da una profonda fragilità narcisistica che è il frutto dei modelli proposti dalla società».
Entrare nel mondo dei grandi significa percorre la passerella del giudizio, indossare maschere appropriate per celare agli occhi del mondo quelle insicurezze e paure che possono minare l’autostima e allora ARRABBIARSI può essere tutto quello che rimane da fare.  La risposta che da adulti, da genitori, amici, insegnanti possiamo dare è l’ascolto. Accogliere quella rabbia, lasciare che trovi il modo per essere raccontata, riconosciuta, espressa e solo dopo, quando tutto il dicibile è stato detto, da persone responsabili e autorevoli quali essere genitori e insegnanti impone, ridefinire quelle regole e quei comportamenti che riteniamo utili, necessari e inderogabili.  

 

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