venerdì 22 giugno 2018

Esami di maturità tra successi e sconfitte

dott.ssa Mariangela Ciceri
sostegno alla genitorialità
ricevo presso il Centro Umanistico in via Pisacane, 29 - Alessandria
cell: 347.5874.157
consulenza on-line: cicerimariangela@gmail.com

Anni addietro, quando l’istruzione non era alla portata di tutti, giungere al giorno in cui si era pronti a dare l’esame di maturità era un momento importante non tanto e non solo sul piano scolastico, ma anche quello sociale.
Il maturando, se era il solo all’interno della famiglia (dove magari nonno e padre avevano a stento finito la scuola elementare) acquisiva un nuovo status «quello che aveva studiato» e i rapporti con lui sarebbero stati per sempre segnati da quel divario culturale che non sarebbe più stato messo in discussione.
Uno scenario molto diverso da quello in cui si muovono gli studenti di oggi.
La scuola ha cambiato, anche se non sembra esserne ancora del tutto consapevole (e quindi averlo accettato) il suo ruolo sociale, gli studenti hanno obiettivi diversi, modalità differenti di perseguirli e difficoltà messe in mostra dai social, dai giornali, dal bisogno di creare notizie a discapito di attenzione e ascolto.
Questi, per molti adolescenti, sono i giorni della valutazione, del giudizio a cui seguiranno quelli delle conferme o delle disconferme.  
Ragazzi bravi, meno bravi, immaturi (scolasticamente parlando) perché l’abilità scolastica non ha nulla a che vedere con la maturità emotiva.
A quelli che lasceranno con successo e soddisfazione i corridoi degli istituti superiori, spetterà un’estate di tranquilla aspettativa per un futuro universitario e/o lavorativo, agli altri, quelli che non supereranno le prove, una miriade di emozioni, sensazioni e delusioni.
Risollevarsi, dopo aver dato il giusto spazio alla rabbia, alla frustrazione, è un segno di grande maturità. Per tanto che evitiamo di farlo, il confronto con il fallimento è un appuntamento inevitabile. Per trovare la propria strada a volte occorre sbagliare percorso e perdersi, su terreni scoscesi e senza indicazioni.
Per uscirne spesso basta dare tempo al tempo di elaborare la delusione, altro per accettare quello che è accaduto, altro ancora per dare un senso a quello che ha rappresentato non aver seguito i compagni di classe ma essere rimasti fermi, bloccati in qualcosa che non ci ha motivati, aiutati, stuzzicati nel modo migliore per noi.
Essere bocciati non è solo una sconfitta. Superato quello che ha provocato, è un punto di partenza.
Quando perdiamo la rotta dobbiamo attivare risorse inaspettate. Dare voce alle emozioni dolorose può aiutare ad allontanarle, non ignorandole, ma riconoscendo loro il diritto di esistere… e questo può far ritrovare la strada e mostrarci una nuova prospettiva.
Osservare e osservarci. Vedere e rivedere cosa non ha funzionato o perché. Ragionare su cosa potremmo fare adesso di diverso, perché ripartire, alla ricerca di territori nuovi è meglio che perdere tempo nel cercare di modificare quanto accaduto.
Accettiamo di aver subito una sconfitta e chiediamoci, sinceramente, cosa possiamo fare, per non soccombere emotivamente.
Essere bocciati non significa perdere il diritto ad essere se stessi.
«Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. (…) Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.» dal film La ricerca della felicità.



Copyright © 2018 Mariangela Ciceri - L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via e-mail, saranno immediatamente rimossi

Nessun commento:

Posta un commento