giovedì 5 luglio 2018

Le frasi da non ascoltare: Io so cosa è meglio per te!

Mariangela Ciceri
dottoressa in Scienze & Tecniche Psicologiche e Counselor Professionista Avanzato
ricevo presso il Centro Umanistico in via Pisacane, 29 - Alessandria
cell: 347.5874.157
E-mail: cicerimariangela@gmail.com


Una frase che almeno una volta, ognuno di noi, si è sentita dire, pronunciata da genitori, parenti, compagni o compagne, amici e quasi sempre è stata seguita da una serie breve o lunga di consigli adatti a farci sentire inadeguati nelle decisioni prese, inefficaci a compiere scelte autonome, in balia di chi «pensa» ma soprattutto si illude, di conoscerci così a fondo da sapere cosa o chi farà il nostro bene.
Dire a qualcuno, specie a un adolescente: «Fai come dico io, perchè io ti conosco e quello che dico lo dico per il tuo bene» è un modo per non perdere il controllo sulla vita di qualcuno e per evitare di assumersi la responsabilità di riconoscere ed affermare che quello che si vorrebbe facesse l'altro, sarebbe un bene, soprattutto per noi.
Questo non significa che non abbiamo il diritto, da genitori soprattutto, di ipotizzare scelte che riteniamo idonee per i nostri figli, ma che usiamo un modo sbagliato di comunicarle.
Il figlio per esempio che a 14 anni vuole andare alla festa di compleanno del suo amico dopo aver preso una insufficienza di matematica, a cui diciamo: «non vai perchè hai preso un brutto voto», non comprenderà il senso del nostro comportamento.
Lo stesso vale per l'elargizione di consigli non richiesti.
Chi si racconta, solitamente, cerca qualcuno che lo ascolti, che accolga le sue riflessioni, magari lo aiuti a vedere o rivedere comportamenti e azioni, ma quasi nella totalità dei casi si ritroverà, spesso senza essere riuscito a esprimere pienamente il senso del suo sfogo, con una valigia di «cose» che dovrebbe o non dovrebbe fare.
Consigliare vuole dire invadere un spazio che non ci appartiene.
Se lo facciamo spesso, finiremo con perdere di vista l'altro e la relazione.
Essere vittima invece di ha bisogno di dirci come sia giusto vivere per noi, ci pone in una situazione di estremo disagio.
Sebbene all'inizio, specie se ci sentiamo incapaci di trovare soluzioni, percepiremo il consiglio come qualcosa di utile, con il trascorrere del tempo e nella maggior parte dei casi, incominceremo a provare sensazioni contrastanti.
«E se adesso se non faccio quello che mi ha detto?»
«Possibile che non sono mai capace di cavarmela da solo?»
Cosa si potrebbe allora fare, quando si avverte la necessità di sfogarsi perchè qualcosa ci opprime o semplicemente è stata una brutta giornata in famiglia o sul lavoro?
Farlo senza perdere di vista il confine che noi stessi costruiamo per garantirci riservatezza e rispetto.
Chi ama dare consigli spesso si nutre delle problematiche altrui, convinto di avere una risposta per ogni problema e probabilmente tenderà a suggerire soluzioni che egli stesso non è mai riuscito ad applicare a vissuti simili.
Senza ferire chi agisce e parla in nome di un affetto o di una stima che prova nei nostri confronti, può essere utile precisare che siamo alla ricerca di qualcuno che ci ascolti e non che ci dia soluzioni. Se ci abitueremo a questo modo di parlare delle nostre difficoltà, da un lato non perderemo il senso di autoefficacia (siamo in grado, quando la situazione sarà meno tesa di trovare il comportamento e la decisione adatti) e dall'altro ci ricorderemo, nel caso diventassimo noi quelli che ascoltano lo sfogo di un altro, di non consigliare perchè come disse Miller: «Che peccato che gli esseri umani non possano scambiarsi i problemi. Tutti sembrano sapere esattamente come risolvere quelli degli altri.»


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